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domenica 11 settembre 2016

11/9: un complotto per questi parlamentari grillini

Oggi 11 settembre 2016 è una data importante: 15 anni fa, in quel lontano 2001, ci fu uno degli attentati più sanguinosi della storia. Un evento che cambiò per sempre il Mondo e ancora oggi ne viviamo le conseguenze.
L'attentato alle Torri Gemelle fece scoprire Bin Laden al mondo, il terrorismo islamico e la fragilità della Nazione più potente al Mondo.
Un evento che verrà ricordato nei libri di storia che fra secoli i nostri discendenti leggeranno.

Bernini che legge assurdità sull'11/9

Ma che storia verrà letta? Quale "versione"? Quella ufficiale, riconosciuta dai più, oppure l'altra, quella "complottista"?

Per quanto riguarda l'Italia, tanto dipenderà anche da chi governerà per i prossimi anni. Se dovesse salire il M5S, ecco che la probabilità di trovare una versione alternativa spacciata come veritiera non è poi così remota.

Nel tempo, molti grillini hanno abbracciato queste teorie. Se si tratta di un cittadino comune, male ma cavoli suoi. Quando però parliamo di gente che siede in Parlamento, ecco che le cose diventano gravi.

Ecco che Paolo Bernini, quello dei microchip, alla Camera definì l'attentato dell'11 settembre come un "Inside Job"



Oppure Angelo Tofalo, il quale sulla sua pagina facebook ha postato un video in cui si cerca "la verità", ovviamente quella a favore dei complottisti...


Non soddisfatto, pure quest'anno ha rincarato la dose, postando (fra i tanti) qualche articoletto pro complotto.

Inutile dire che son tutte cazzate sciocchezze. Da tempo i dubbi sono stati spiegati e le teorie alternative, nonostante le numerose evoluzioni, non riesco a reggere il confronto con la scienza e la realtà dei fatti.

In rete troverete numerosi articoli e siti con spiegazioni chiare e dettagliate.
Segnaliamo un articolo e un sito per chi volesse approfondire:

LE BUFALE SULL'11 SETTEMBRE: 7 RISPOSTE DA DARE AI COMPLOTTISTI
UNDICISETTEMBRE.INFO

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mercoledì 7 gennaio 2015

Di Battista vince il premio "Balla dell'anno" per le dichiarazioni su Boko Haram ed Ebola

Alessandro di Battista, dopo aver vinto il nostro prestigiosissimo premio di "Assurdità dell'Anno" per le sue dichiarazioni sull'ISIS, mette in bacheca un altro (meno prestigioso, sia chiaro) premio della stessa categoria.

Annunciamo la vittoria per il bel Alessandro del premio "Whopper of the Year" o meglio, "Balla dell'Anno", grazie alle sue dichiarazioni su Boko Haram ed Ebola.

Come si legge infatti su africacheck.com 

"An Italian politician claimed last year that Boko Haram controlled 60% of Nigerian territory and that “the remaining part [of the country] is Ebola”. Readers of Pagella Politica, Italy’s largest fact-checking website, voted the claim the “Whopper of 2014”.

Cosa disse Dibba? E perchè fu una balla colossale? Lo spiega proprio Pagella Politica (da cui Africa Check riprende l'articolo, traducendolo in inglese...perchè è giusto che nel Mondo sappiano chi abbiamo eletto e chi siano "i nuovi"):

"Alessandro Di Battista è vice presidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei deputati e alla manifestazione "Italia5Stelle", tenutasi lo scorso weekend al Circo Massimo, ha dedicato il suo intervento alla politica estera. In particolare, parlando della Nigeria, Di Battista ha affermato che il 60% del territorio è in mano a Boko Haram, e il resto è afflitto dall'ebola. Questo dato, un po' bizzarro, sarà balzato subito all'occhio a chi si interessa di politica internazionale. Se fosse vero, considerando che il gigante africano si estende per oltre 920 mila chilometri quadrati, il gruppo jihadista controllerebbe un territorio grande quasi il doppio dell'Italia.
Breve storia di Boko Haram

Secondo quanto riportato dal prestigioso think tank Council on Foreign Relations, Boko Haram viene creato nel 2002 dall'imam Mohammed Yusuf nello stato nigeriano del Borno, collocato nell'angolo nord-orientale del Paese. Il gruppo, di ispirazione salafita, si chiama formalmente Jama'atu Ahlis Sunna Lidda'awati Wal-Jihad, ovvero "popolo dedicato alla diffusione degli insegnamenti del Profeta e della Jihad", meglio conosciuto come Boko Haram, che si traduce grosso modo in "l'educazione occidentale è peccato". Boko Haram ha visto una sempre maggiore radicalizzazione, dedicandosi alla lotta violenta allo Stato centrale a partire dal 2009. Gli analisti ritengono che da allora ci sia stato un crescente legame con altri gruppi qaedisti. Il gruppo, secondo gli esperti di Council of Foreign Relations, si sarebbe diviso in almeno 5 fazioni dopo l'uccisione del leader Yusuf da parte dell'esercito nigeriano. Tuttavia questo evento non ha ridotto la sua pericolosità: Boko Haram ha condotto numerosi attentati, ha ucciso circa 5.000 persone e portato alla fuga altre 300 mila. Secondo l'Economist (da cui è tratta la cartina a destra) il gruppo starebbe modificando le sue tattiche focalizzandosi non solo su azioni terroristiche ma anche sul controllo del territorio in cui opera, sulla falsariga di quanto sta facendo IS in Siria e Iraq.

Presenza sul territorio

E' lo stesso Economist a indicare le vere dimensioni del "fenomeno Boko Haram". I jihadisti avrebbero conquistato a inizio settembre la seconda città dello Stato del Borno, Bama, minacciando così la capitale dello stesso Stato, Maiduguri. Ma il gruppo controllerebbe direttamente "appena" 25 insediamenti urbani nel nord-est (grafico a destra, tratto dal Council on Foreign Relations).
Volendo allargare lo sguardo alle regioni che sono minacciate dai jihadisti, dal Congressional Research Service apprendiamo che il governo nigeriano ha decretato lo stato d'emergenza nei
tre Stati di Borno, Yobe e Adamawa. Nonostante ciò, secondo il Nigeria Security Network, le attività del gruppo sembrano comunque ancora in parte concentrate nello Stato di origine (Borno appunto), di cui comunque non coprono neanche l'intero territorio, come si può vedere nella mappa in basso, tratta dal Washington Post.
Non si vuole certo sminuire il raggio d'azione di Boko Haram, che sta effettivamente conquistando parti di territorio nigeriano ed ha compiuto attacchi terroristici nella capitale Abuja. E' inoltre il caso di ricordare che ha compiuto crimini che hanno avuto una eco internazionale come il rapimento delle 300 studentesse che ha provocato la campagna "BringBackOurGirls". Tuttavia bisogna distinguere l'ambito d'operazione dall controllo effettivo del territorio.

L'Ebola in Nigeria
Oltre a Boko Haram, Di Battista solleva lo spettro Ebola. Anche qui, l'esagerazione sembra aver preso il sopravvento sulla realtà dei fatti. Secondo il Centre for Disease Control and Prevention ci sono stati "alcuni" casi nella capitale commerciale Lagos e Port Harcourt. Ma nell'aggiornamento del 7 ottobre lo stesso Cdc informa che il livello d'allerta per il Paese è stato abbassato da 2 a 1 dal momento che tutti i casi segnalati sono finiti nel decesso del paziente o nel suo recupero. I casi attualmente sarebbero stati 20, di cui 8 decessi.
Questa settimana anche l'
Organizzazione Mondiale della Sanità si è espressa in maniera cautamente ottimista, indicando che qualora non si registrassero nuovi casi entro il 20 ottobre, dichiarerà ufficialmente contenuto il focolaio dell'Ebola in Nigeria visto che saranno passati 42 giorni dall'ultimo caso segnalato.*
E se vai su Wikipedia?
Di Battista indica la sua fonte in Wikipedia (sorvoliamo sulla opportunità, di fronte a questione serie come queste, di consultare fonti decisamente più attendibili) e per amore di fact-checking verifichiamo anche quella. Alla voce "Nigeria" di Wikipedia in italiano "Boko Haram" non figura nemmeno, né si trova riferimento a quanto detto da Di Battista nella versione inglese del sito.
Il verdetto
Non può essere che negativo. Di Battista presenta come ovvia e definita un'espansione territoriale di Boko Haram che è lungi dall'esserla. Il gruppo jihadista sta sì ampliando la sua influenza, ma non ha il controllo completo di nessuno Stato nigeriano, figuriamoci il 60% del Paese. L'Ebola, seppur presente, non è assolutamente così diffusa come pericolosamente va dicendo il deputato M5S. Moltissimo da correggere in questa affermazione: "Panzana pazzesca".
P.S.: per ulteriori informazioni su Boko Haram consigliamo questo rapporto dell'International Crisis Group e questo Research Paper di Chatham House.
___
* Il 20 ottobre, successivamente alla pubblicazione di questa analisi, l'OMS ha dichiarato il Paese "Ebola-free"





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giovedì 1 gennaio 2015

L'assurdità dell'anno di Grillo e M5S

Il 2014 è finito. Un anno difficile per il Paese (ancora in piena crisi), per i partiti italiani (i quali stanno vedendosi diminuire i votanti a scapito degli indifferenti e di chi invece si rifiuta proprio di votare) e per Grillo e M5S tutto, in quanto loro quest'anno avrebbero dovuto raccogliere i frutti del loro lavoro sia in Parlamento, sia anche nelle varie città e regioni in cui governano o sono in maggioranza. In realtà, non avendo praticamente piantato alberi, le ceste di frutta sono vuote o quasi.

Ecco che quindi si è passati a fare dichiarazioni di tutti i tipi, anche estreme, per raccattare quei voti che di fatto si stanno perdendo.

Sulla fanpage abbiamo lanciato un mini sondaggio su quale fosse l'assurdità dell'anno detta da Grillo e/o il M5S e dobbiamo ammettere che le risposte ci sono sembrate tutte molto valide: dal "vinciamo noi" ai classici "uno vale uno", "fuori dall'euro" etc etc.

Con una in particolare però ci siamo ritrovati e ci sentiamo di condividere (anche se era quella che avevamo già in mente di scrivere).

Per noi la proposta di Di Battista di dialogare con l'ISIS e la successiva virata con le scuse "Ma io pensavo ad Hamas" merita il titolo di ASSURDITA' DELL'ANNO 2014.

Per approfondire consigliamo questo e quest'altro post.

Se questo sarà il candidato premier del secondo partito d'Italia (terzo, se si include quello dei non votanti) o futuro Ministro degli Esteri...signori, c'è da piangere e pregare tutti gli Dei adorati nella lunga storia dell'umanità.


Complimenti a Di Battista e al M5S tutto


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venerdì 12 settembre 2014

Scandaloso Grillo: spaccia una vittima del terrorismo per un morto d'ebola

Si sa, l'importanza delle immagini per diffondere articoli è oramai riconosciuta da tutti. Un'immagine con un messaggio forte aiuta a diffondere post e far visite, facilitandone la condivisione. Grillo e Casaleggio lo sanno bene, per questo le scelgono oculatamente.
Capita però di fare una figuraccia, ricadendo nello scandalo, proprio come in questo caso.

Sì perchè per pubblicizzare l'ultimo post del blog riguardo al pericolo di Ebola in Europa ed Italia, gli amministratori della pagina twitter hanno scelto questa immagine qui:


Forte vero? Ecco il tweet originale

Peccato che quella vittima non sia morta a causa dell'ebola, ma del terrorismo. Sì perchè ritroviamo la stessa foto pubblicata in questo articolo, con una didascalia molto chiara:

"Government published photographs of civilians 


murdered or disfigured by Rhodesian terrorists."

Capito? Questa persona era un civile ucciso dai terroristi Rhodesiani! Non dall'ebola!

Però essendo un'immagine molto cruda, chissene e spacciamola per una vittima di ebola, così da spaventare ancora di più le persone. La paura fa fare soldi, anche Grillo lo diceva in uno spettacolo di qualche anno fa.
Eh, caro Beppe, hai imparato la lezione eh...

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giovedì 21 agosto 2014

Isis decapita giornalista USA: per Davide Bono è "un po' una coincidenza"

Se provate ad affermare che i grillini sian un po' complottisti, vi verrà detto che non è vero, che solo una piccola parte di loro "simpatizza" per le teorie come Scie Chimiche, NWO, vaccini etc etc, mentre la maggioranza non ha quella "forma mentis" tipica del complottista medio.

Lasciateci dire che sono caxxate. Tanti sono i grillini che vedono sospetti e complotti ovunque. L'ultimo è uno dei primi grillini ad avere un incarico importante in politica (se non il primo): Davide Bono. Consigliere regionale in Piemonte, Bono se ne è uscito con un tweet che ha lasciato molti a bocca aperta. Fosse un'estate normale diremmo "Eh, è il caldo", peccato che il caldo non sia mai arrivato in Piemonte. Prima Di Battista con le sue proposte di mediazione con i terroristi dell'Isis, ora Bono.
Sapete tuti la vicenda di James Foley, il giornalista americano decapitato dai terroristi proprio di Isis. Ebbene, Davide Bono commenta la cosa sul suo profilo twitter con il seguente messaggio:

Non ci volevamo credere, ma lo ha scritto per davvero:

Onestamente, non ce la sentiamo di commentare ulteriormente una roba del genere. I commenti su twitter parlano da soli. Se volete, basta cliccare lì sopra e lasceremo interagire voi rispondendo ad un politico che, ricordiamo, percepisce soldi pubblici pagati con le vostre tasse (e non provate a venirci a dire "eh ma gli altri" perchè questo è uno dei punti più bassi raggiunti da un esponente politico qui in Italia). Dichiarazioni di questo tipo, non meritano nemmeno un secondo in più del nostro tempo.

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lunedì 18 agosto 2014

Tutte le balle di Di Battista su Iraq, Iran, Isis e Medio Oriente

Continua l'onda di commenti (negativi per la maggiore) a riguardo del post di Alessandro Di Battista comparso sul blog di Beppe Grillo, nel quale parlava della situazione in Iraq, dei terroristi di Isis, dei suoi parere e della proposta di intavolare una trattativa con i rappresentati/capi (chiamateli come volete) proprio dei terroristi islamici.
Noi abbiamo già parlato di ciò, esprimendo il nostro parere che potrete trovare a questo indirizzo.

Oggi vogliamo però proporvi un'analisi comparsa su "Il Post" a firma di Davide De Luca, il quale riesce molto in sintesi a descrivere la storia dei fatti che Di Battista ha analizzato molto superficialmente nel suo post, dimostrando una preoccupante impreparazione sul tema (si tratta sempre del  vicepresidente della Commissione Affari Esteri).


Sabato 16 agosto il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista ha scritto un lungo articolo sulla crisi irachena che ha attirato molta attenzione perché contiene una sorta di implicito riconoscimento delle milizie dello Stato Islamico come legittimo «interlocutore» per risolvere l’attuale situazione nel paese. Secondo Di Battista lo Stato Islamico andrebbe consultato per trovare «nuove e coraggiose soluzioni». Secondo Di Battista, l’Italia e l’Unione Europea dovrebbero promuovere una sorta di conferenza di pace per il Medio Oriente coinvolgendo, oltre lo Stato Islamico, la Lega Araba, la Russia, l’Iran e l’ALBE (un’organizzazione di cooperazione economica centro e sudamericana promossa da Venezuela e Cuba).
Si tratta di una soluzione impraticabile e non solo a causa dei crimini e dell’intransigenza religiosa e fanatica dello Stato Islamico. L’Iran, un regime sciita, è uno dei principali nemici dello Stato Islamico in tutta la regione. Anche la maggior parte dei regimi che fanno parte della Lega Araba vedono i miliziani dell’IS come una grave minaccia alla loro sicurezza e non certo come un partner legittimo con cui intavolare trattative. La Russia ha fino ad oggi appoggiato in maniera sostanziosa il regime siriano, un altro nemico dello Stato Islamico. Infine non è davvero chiaro quali interessi potrebbero avere a risolvere la situazione del Medio Oriente stati come Cuba, Venezuela o Bolivia. Per questi motivi non credo che la proposta di Di Battista meriti di essere commentata – anche se, da un punto di vista politico, è interessante notare come un esponente di un partito che ha condannato la cosiddetta “trattativa stato-mafia”, che ha escluso ogni possibilità di intesa con i “corrotti” dell’attuale classe politica e che critica il PD per gli accordi che ha fatto con Forza Italia, non provi nessun imbarazzo davanti all’idea di trattare con un movimento che, in quanto ad efferatezza, è certamente superiore alla classe politica italiana, a Silvio Berlusconi e probabilmente persino a Cosa Nostra.
Personalmente trovo più interessante l’apparato argomentativo che Di Battista ha schierato a supporto della sua tesi. Nel pezzo, piuttosto lungo, Di Battista cavalca di corsa attraverso un secolo di storia del Medio Oriente per dimostrare i presupposti della sua tesi. L’argomento è vasto e tra i più controversi, complicati e pieni di insidie che storici e analisti di professione possono trovarsi davanti. Su alcuni di questi trabocchetti, Di Battista passa con una certa leggerezza: leggendo il suo articolo si ha quasi l’impressione che la storia del Medio Oriente sia una faccenda semplice, dove una linea ben precisa separa i buoni dai cattivi. Ad esempio, Di Battista racconta così l’ascesa al potere di Saddam Hussein, il dittatore dell’Iraq, nel luglio del 1979:

Saddam, con l’enorme denaro ricavato dalla vendita di petrolio, cambiò radicalmente il Paese. Sostituì la legge coranica con dei codici di stampo occidentale, portò la corrente fino ai villaggi più poveri, fece approvare leggi che garantivano maggiori diritti alle donne. L’istruzione e la salute divennero gratuite per tutti. In quegli anni di profonda instabilità regionale il regime di Saddam divenne un esempio di ordine e sicurezza.
Si tratta di una ricostruzione piuttosto imprecisa. L’Iraq era già un paese piuttosto “laico” molto prima dell’ascesa di Saddam: almeno dal 1958, quando un colpo di stato di ufficiali dell’esercito depose il re, e ancora di più a partire dal 1963, quando prese il potere il partito Baath, di ispirazione socialista. Saddam governò poco più di un anno prima di far sprofondare il suo paese nella guerra più lunga e sanguinosa della sua storia, il conflitto con l’Iran, scoppiato nel settembre del 1980 e durato fino al 1988. Saddam non ebbe il tempo di portare “la corrente fino ai villaggi più poveri”, perché condusse il paese in una guerra che avrebbe devastato l’economia del paese e portato alla morte di circa un milione di persone: difficilmente si può dire che Saddam portò “ordine e sicurezza”.
Di Battista a questo punto fa un po’ di confusione con le date e con alcuni particolari. Nella sua ricostruzione, dopo lo scoppio della guerra con l’Iran, l’Iraq ricevette dagli Stati Uniti grandi quantità di “gas cianuro” che utilizzò contro i civili curdi nel nord dell’Iraq e contro l’esercito iraniano. Nel contempo, scrive, gli vennero vendute da alcune “multinazionali” moltissime armi convenzionali. Le stesse multinazionali vendettero altre armi all’Iran, con lo scopo di creare una guerra senza fine tra i due paesi e poter lucrare sul conflitto. Quando le armi chimiche vennero utilizzate contro i curdi, gli Stati Uniti non si indignarono, ma anzi, un inviato del presidente Raegan, Donald Rumsfeld (si, quel Donald Rumsfeld) si recò a Baghdad e strinse la mano a Saddam.
Mettiamo un po’ d’ordine. La stretta di mano Saddam-Rumsfeld è del 1983, cioè circa quattro anni prima delle stragi di curdi con armi chimiche. All’epoca Saddam era già considerato un dittatore violento e pericoloso, anche se doveva ancora commettere le sue peggiori efferatezze. La visita di Rumsfeld probabilmente fu molto inopportuna, ma non avvenne dopo le notizie delle stragi con armi chimiche. Anzi: queste stragi portarono a una serie di critiche molto dure nei confronti dell’Iraq da parte dell’amministrazione americana. Sfortunatamente alle critiche seguirono poche azioni concrete.
Per quanto riguarda il commercio di armi, l’Iraq ricevette armi da molti paesi occidentali e del blocco comunista. Si calcola che circa il 90 per cento delle armi ricevute dall’Iraq nel corso della guerra siano state fornite da Francia, Russia e Cina. In quel periodo gli Stati Uniti non fornirono armi all’Iraq, anche se facilitarono le cose agli altri esportatori eliminando alcune sanzioni che avevano colpito il paese. Altrettanto, gli Stati Uniti non vendettero “gas cianuro” all’Iraq, anche perché il “gas cianuro” non esiste (esiste l’acido cianidrico, o prussico, che è stato usato come arma chimica durante la Prima guerra mondiale, ma senza molto successo). L’Iraq produsse “in casa” grandi quantità di gas vescicante e di agenti nervini. Per produrre queste armi spese diverse centinaia di milioni di dollari dell’epoca per importare equipaggiamenti, laboratori e precursori (i componenti chimici più o meno innocui che possono essere utilizzati per creare armi chimiche). Anche in questo caso, i principali fornitori furono europei (Francia e Germania). In ogni caso: nessuno vendette armi chimiche all’Iraq, ma soltanto componenti che potevano essere utilizzati anche per creare armi chimiche.
È vero che mentre alcuni paesi occidentali e molti paesi comunisti vendevano armi all’Iraq, gli Stati Uniti vendettero armi agli iraniani. Si tratta di uno degli episodi più oscuri della storia recente americana, noto come “scandalo Iran-Contras”. In sostanza, gli Stati Uniti vendettero all’Iran – tramite una serie di intermediari – alcune armi in cambio di denaro, ma anche in cambio della liberazione di alcuni ostaggi prigionieri del movimento Hezbollah in Libano (un gruppo fortemente appoggiato dall’Iran). Alcuni dei proventi di questo traffico vennero segretamente utilizzati per finanziare un movimento di guerriglia anticomunista in Nicaragua (lo scambio riguardò sostanzialmente alcune migliaia di missili anticarro TOW). È interessante sottolineare che le cifre dello scandalo Iran-Contras erano nell’ordine di alcune decine di milioni di dollari. Le vendite di armi all’Iraq, d’altro canto, si aggiravano intorno a diversi miliardi di dollari. In ogni caso lo scandalo fu un episodio molto spiacevole della presidenza Reagan e causò una reazione durissima da parte della stampa. Si trattò di una storia molto complicata, che riguardò principalmente la politica internazionale e i servizi segreti e che è molto lontana dalla descrizione un po’ semplicistica che ne da Di Battista:
Le multinazionali della morte appena finito di parlare con Saddam alzavano la cornetta e chiamavano Teheran: «Ho appena venduto all’Iraq 200 carri armati ma a te ti do a un prezzo stracciato questa batteria anticarro».
Curiosamente, le uniche “multinazionali” che fecero effettivamente il “doppio gioco” di cui parla di Battista non furono le grandi industrie americane od europee, ma i regimi comunisti, che vendevano armi all’Iraq e, tramite la Corea del Nord, facevano arrivare armi anche all’Iran. Anche la Cina vendette armi ad entrambi i contendenti.
Parlando di un’altra guerra, l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990, Di Battista sembra implicitamente suggerire che Saddam avesse ragione ad invadere il piccolo paese del Golfo e che l’unico problema di tutta la faccenda fosse che l’invasione era: «Una cosa inaccettabile per chi da anni lavora per il controllo mondiale del petrolio». In altre parole, secondo Di Battista, la guerra di liberazione del Kuwait venne compiuta solo per permettere agli Stati Uniti di impossessarsi del petrolio kuwaitiano.
Anche qui bisogna mettere un po’ d’ordine: l’occupazione del Kuwait da parte dell’Iraq fu una vera e propria invasione di un paese indipendente da parte di una potenza ostile. L’attacco iracheno costrinse alla fuga dal paese quasi mezzo milione di kuwaitiani e portò alla morte o alla sparizione di quasi duemila civili. La guerra contro l’Iraq per liberare il Kuwait venne regolarmente autorizzata dall’ONU e alla coalizione che invase il paese parteciparono ben 34 paesi diversi. Secondo Di Battista questa operazione portò alla morte di 30 mila bambini a causa dei bombardamenti americani. Trentamila, in realtà, è la stima più elevata delle perdite subite dall’esercito iracheno (altre stime parlano di circa 20 mila). Si calcola che i civili uccisi nell’operazione siano stati circa 3 mila e seicento. Inoltre, sia prima che dopo la guerra, il petrolio del Kuwait rimase saldamente nelle mani del governo kuwaitiano che lo estrae, distribuisce e vende tramite la Kuwait Petroleum Corporation, di proprietà pubblica (le sue stazioni di servizio hanno il marchio Q8).
 

hbh@RebelEkonomist

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