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martedì 15 novembre 2016

La doppia gaffe di Di Battista sulla Costituzione

Stremato dal tour elettorale a favore del "NO" per il referendum del 4 dicembre, Alessandro Di Battista cade nell'ennesima gaffe sulla Costituzione.

Dopo aver sbagliato, a Piazzapulita, affermando che la Costituzione fosse stata approvata a suffragio universale nel 1948 "Cioè mi state dicendo che mi dovrei vergognare a difendere la Costituzione del boom economico o la Costituzione approvata a suffragio universale nel 1948'",


ecco che il Dibba ci ricasca, sempre sullo stesso argomento:

"Gli altri ci marciano, ho sbagliato in tv quando anzichè dire 'Costituente' ho detto 'Costituzione'. Quando è stata approvata la Costituzione? Nel 1948"



Peccato, caro Dibba, che il testo costituzionale fu approvato il 22 dicembre 1947 entrando in vigore, quello sì, il 1 gennaio 1948. In più, l'Assemblea Costituente fu eletta a suffragio universale (dai 21 anni in su, donne comprese, per la prima volta in Italia) nel 1946, non nel 1948.

Dibba Dibba....più parli, più ne spari. Per la nostra gioia.

@RebelEkonomist

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giovedì 7 luglio 2016

Tutte contraddizioni dei grillini su UE e Euro

Ma cosa pensano davvero i grillini dell'Unione Europea e dell'Euro. No perché, noi non lo abbiamo capito.

Sia chiaro, la base degli elettori è molto variegata: si passa dai semplici cittadini stufi della vecchia politica che sperano in un cambiamento e si aggrappano al movimento di Beppe Grillo, ai complottisti più estremisti che vedono complotti, macchinazioni, magheggi ovunque, sentendosi sempre controllati e spiati da chissà quale "master of puppets" che tira i fili e muove i burattini.

Quel che sembra è che i vari leaders/parlamentari cambino idea sui vari argomenti in base a come cambia il vento (o par loro cambiare) della base.

Cosa ne pensano i vari Di Battista, Di Maio, Grillo etc di un referendum per uscire dalla UE (a modi brexit) o dall'Euro?

La risposta è: dipende dal giorno in cui glielo chiedete.



@RebelEkonomist

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mercoledì 18 maggio 2016

Il M5S vuole abolire la democrazia nei partiti

2 giorni fa il M5S ha presentato 3 emendamenti in cui  si eliminava l'obbligo di democrazia interna per partiti e movimenti politici.

Siccome il caso Pizzarotti è su tutte le prime pagine, ovviamente è un bene eliminare quel poco che di democrazia rimane all'interno dei partiti e movimenti politici italiani, 5 stelle in primis.

Altro che difensori della democrazia! I grillini ubbidiscono al grande guru e basta. E così DEVONO fare, a quanto pare.

Fortunatamente, i suddetti emendamenti sono stati bocciati oggi dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera.

L'intenzione però è chiara: no statuto, no regole certe, ergo...si fa come gira al guru Grillo. E quindi Negarin viene salvato, Pizzarotti invece....

@RebelEkonomist

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martedì 5 aprile 2016

Caro Di Battista, anche tu ci crei molto "soddisfamento"


 A minuto 15:39

"La città di Francoforte che ha un obiettivo 2050 la...il totale SODDISFAMENTO per quanto riguarda le richieste interne di energia rinnovabile autoprodotta".


Anche tu, caro Dibba, assieme agli altri grillini, ci porti molto soddisfamento soddisfacimento per quanto riguarda la quantità di assurdità che ogni giorno dicete dite.


Dibba mentre si sfoza di inventare un nuovo termine, "soddisfamento"

 @RebelEkonomist

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giovedì 25 febbraio 2016

I grillini in rivolta contro il M5S sulle Unioni Civili

Noi sono anni oramai che lo diciamo: il Movimento 5 Stelle è un insieme di assurdità che ogni settimana ci diletta con uscite che svariano dal tragico al comico (sarebbero solamente comiche, non fosse che questi siedono in Parlamento).

I grillini ci hanno sempre insultato in vari modi quando da un lato li prendavamo in giro, dall'altro cercavamo sempre di mostrare gli svarioni, le contraddizioni, gli errori di Grillo&Co., criticando nella maniera più oggettiva ed apolitica possibile.

Arriva un momento in cui negare l'evidenza diventa impossibile...finalmente è arrivato. La confusione, le contraddizioni e le sparate al limite del ridicolo fatte dagli onorevoli del M5S sul tema unioni civili sono state talmente estreme che pure moltissimi grillini hanno aperto gli occhi, rivoltandosi contro il proprio partito.
Leggendo i commento sotto al comunicato del M5S Senato in cui si cercava di additare colpe e responsabilità al PD sulla questione Unioni Civili, ecco che i grillini hanno alzato la voce, criticando/insultando i loro stessi "Cittadini" per il voltagabbana e il comportamento ridicolo ed imbarazzante tenuto sul tema (al di là dei pareri personali, sia chiaro).


UNIONI CIVILI: RENZI BURATTINO NELLE MANI DI ALFANO Il maxi emendamento e il voto di fiducia sulle unioni civili sono...
Posted by MoVimento 5 Stelle Senato on Wednesday, February 24, 2016
Questi i commenti più votati ad ora (25 febbraio, 13:16)


Ma ce ne sono TANTISSIMI ALTRI.

L'unica cosa che ci sentiamo di dire è: BUONGIORNO CARI GRILLINI, ERA ORA.

@RebelEkonomist

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venerdì 19 febbraio 2016

La risposta di Monica Cirinnà ai grillini (e non solo)

Pubblichiamo questo post (una sorta di vademecum) scritto dall'On. Monica Cirinnà che cerca di rispondere alle varie domande/critiche rivolte a lei in particolare dai grillini (onorevoli cittadini e non solo) sul percoso parlamentare affrontato dal sul DDL.


In questi due giorni si sono lette ed ascoltate molte affermazioni che lasciano interdetti. Pubblichiamo un...
Posted by Monica Cirinnà on Friday, February 19, 2016

In questi due giorni si sono lette ed ascoltate molte affermazioni che lasciano interdetti.
Pubblichiamo un approfondimento su alcune delle domande più ricorre...nti e su cui si fa maggiore disinformazione:
- Se il PD ha la maggioranza approvi la legge senza altri partiti:
NO, il PD al senato non ha i numeri per approvare da solo nessuna legge. E’ per questo che governa con altri partiti. Questi ultimi non avrebbero mai approvato una legge efficace sulle Unioni Civili, motivo per cui i voti di forze che si erano dichiarate favorevoli già in commissione al ddl Cirinnà, sono fondamentali per dare diritti a milioni di persone.
- Il Governo usi la “fiducia”
NO il Governo non può mettere la fiducia.
Quello sulle Unioni Civili è un disegno di legge parlamentare, fatto lavorando insieme e contando sui voti di forze di opposizione, ma su questi temi più progressiste. Sui disegni di legge, non essendo prodotti dal governo in carica (ma dal parlamento appunto), non può essere chiesto un voto di fiducia delle forze che sostengono il governo stesso.
Per chiedere il voto di fiducia, il PD avrebbe dovuto produrre insieme alle forze di governo un decreto di conversione del disegno di legge, ma questo avrebbe significato un inevitabile accordo al ribasso sui diritti delle persone e delle famiglie omogenitoriali.
Stando così le cose, si vuole forse con questo invito annunciare che partiti che non fanno parte della maggioranza voterebbero la fiducia? O, come è più probabile, si sta invece dimostrando che più che l’approvazione di una legge sui diritti delle persone omosessuali, l’obiettivo è solo quello di mettere in difficoltà il Governo e il partito di maggioranza relativa che ne fa parte? Legittima strategia di una forza di opposizione, sia chiaro, basta che questa posizione venga allora esplicitata e spiegata a tutte le persone che da trent’anni, più che una lotta tra partiti si aspettavano e si aspettano un accordo per una legge sui loro diritti negati.
- Il canguro non serve a niente!
NO, non è vero. Utilizzare o non utilizzare lo strumento del canguro può voler dire avere o non avere una legge sui diritti, a prescindere dalle diverse posizioni esistenti in tutti i partiti. Questo perché l'emendamento Marcucci (il canguro appunto) toglierebbe di mezzo tutti quei voti segreti che grazie ai molti nemici di questa legge potrebbero non solo peggiorare, ma invalidare e rendere inefficace la legge nel suo complesso.
- Il "canguro" (meglio un emendamento premissivo di principio) è incostituzionale
No, non lo è. Il cd. "canguro" (emendamento premissivo di principio) rientra a pieno titolo nel potere di emendamento previsto dalla procedura parlamentare, ed è presente nella prassi del Senato da quasi vent'anni.
Dunque artificioso, discutibile quanto si vuole sul piano politico, ma non incostituzionale.
- Il "canguro" annulla la discussione
Non è così. Un emendamento premissivo di principio come quello a firma Marcucci (che potete leggere qui: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp…) non annulla la discussione. Evita semplicemente che si discutano gli emendamenti ostruzionistici, e quelli che vanno in contraddizione con l'impianto della legge.
Insomma: non spariscono tutti gli emendamenti, ma solo quelli pensati per minare alla base l'impianto della legge, che, se approvati, di fatto la distruggerebbero.
Sugli emendamenti che si muovono nel perimetro della legge c'è normale dibattito. Un dibattito - piccola differenza – costruttivo.
- Votate col voto palese e metteteci la faccia
Il PD per primo ha chiesto che i voti siano tutti palesi, ma purtroppo non funziona così. Perché si abbia il voto segreto, basta che 20 senatori ne facciano richiesta su temi specifici. Cosa che con ogni probabilità chiederanno proprio quei senatori interessati a fare crollare la legge, e proprio su quegli emendamenti pensati come trappole perché questo accada.
- Con due giorni si votano tutti gli emendamenti:
NO, non è vero. Non si potrebbe votare la legge in un giorno, ne in due e neanche in tre.
La discussione con questo numero di emendamenti e di incognite sul voto segreto durerà settimane.
Volete un calcolo di quanto?
Per prima cosa, quanti sono gli emendamenti? Ci sono i 580, (non 500 come viene detto) sopravvissuti degli otre 5000 presentati inizialmente dalla Lega. Ad essi ne vanno aggiunti qualche altro centinaio provenienti da NCD, FI, e destre varie (oltre ai 40 residui del PD).
In tutto, circa circa 800 emendamenti che non si votano in due giorni. E chi lo afferma mente sapendo di mentire. Perché? Andiamo per punti:
• innanzitutto per via del loro contenuto, visto che come abbiamo detto specialmente quelli leghisti sono innanzitutto trappole, 500 trappole;
• per le condizioni in cui lavora l'Aula: senza relatore, senza pareri del Governo e, soprattutto, senza possibilità di contingentamento dei tempi, (massimo 2 minuti a intervento) e previsti solo per i decreti legislativi del governo, (non per un disegno di legge come quello per le Unioni civili in discussione);
• stando così le cose, per ogni emendamento al ddl, ogni gruppo potrebbe parlare 10 minuti. Siccome in parlamento ci sono 10 gruppi, il calcolo del tempo di discussione necessario per gli 800 emendamenti sarebbe di 1333 ore (10 min X 10 gruppi X 800 emendamenti / 60). Circa 166 giornate lavorative di 8 ore ciascuna: un anno di lavoro medio, se l’aula si riunisse tutti i giorni lavorativi occupandosi solo di questo ddl. Dato che potrebbe ridursi a 56 giorni, circa 2 mesi, ma il senato dovrebbe riunirsi in seduta permanente notte e giorno senza mai pause, nemmeno per mangiare o dormire.
• Se, invece, vogliamo guardare il problema da un’altra angolazione, per discutere tutti gli emendamenti in due giorni (l tempo sventolato in questi giorni come realmente necessario), ossia circa 11 ore di aula, il senato dovrebbe e votare un emendamento ogni 50 secondi circa (11H*60Min*60sec/800).
- Ci avete messo 2 giorni a votare 900 emendamenti alla Costituzione allora perché dite che è impossibile?
Perché, come già detto prima, il ddl costituzionale era un ddl governativo che aveva un contingentamento dei tempi (non si poteva parlare più di due minuti a gruppo) mentre il ddl cirinnà non ha alcun contingentamento.
Il parlamento non ha avuto tempo per discutere questo ddl
NO non è vero che il parlamento non ha avuto tempo per discutere. La legge è in discussione dal GIUGNO 2013, e dal giugno 2013 subisce ostruzionismi di ogni forma e da ogni parte proprio per non essere approvata. E iniziamo a pensare che questo sia solo l’ennesimo.
Con il contributo inconsapevole di Giuditta Pini, Angelo Schillaci e Diritti Democratici"

i@RebelEkonomist

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sabato 6 febbraio 2016

I grillini non hanno capito nulla del Bail-In

E' da qualche mese che oramai la questione "salvataggio banche" sta occupando le prime pagine dei quotidiani, pausa Family day esclusa.
Tutti dicono la propria opinioni, tutti protestano, criticano...e quando c'è da protestare e sbraitare, soprattutto con una forte verve populista, il M5S non può che essere in prima fila.

Il Bail-In ai grillini, lo abbiamo capito, non piace per nulla. Loro volevano qualche cosa di diverso, una soluzione che riuscisse a salvaguardare gli investitori i risparmiatori che hanno perso i propri soldi investendo nelle varie banche oggi a gambe all'aria.

Certo, probabilmente i grillini non hanno ancora capito cosa sia e come funzioni il bail-in, visto che il decreto colpisce i proprietari della banca in primis, quindi gli azionisti, e in seguito varie categorie di creditori fino a concorrenza di almeno l’8% del totale del passivo. Per ulteriori approfondimenti, invitiamo i grillonzi a leggere il documento di Bankitalia.

CHE CAZXO STO A DI'?
E per i conti correnti: Sotto i 100mila euro non v'è problema, quindi nessuna preoccupazione. Sopra i 100mila NON E' DETTO che vengano prelevati!
Come scritto da Bankitalia:

"Anche per la parte eccedente i 100.000 euro, i depositi delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese ricevono un trattamento preferenziale. In particolare, essi sopporterebbero un sacrificio solo nel caso in cui il bail-in di tutti gli strumenti con un grado di protezione minore nella gerarchia fallimentare non fosse sufficiente a coprire le perdite e a ripristinare un livello adeguato di capitale.

I depositi al dettaglio eccedenti i 100.000 euro possono inoltre essere esclusi dal bail-in in via discrezionale, al fine di evitare il rischio di contagio e preservare la stabilità finanziaria a condizione che il bail-in sia stato applicato ad almeno l’8 per cento del totale delle passività."

Capito?

Fra l'altro, ora vedremo la giustizia come procederà, ma coloro i quali hanno perso i propri soldi non è mica detto che siano propriamente risparmiatori. Come si fa a distinguere fra uno che ha investito per speculare (nulla di male, sia chiaro) e chi invece per cercare di non far svalutare i propri risparmi?

Al di là di questo, qual è la soluzione alternativa che il M5S vorrebbe adottare? No perchè loro sono sempre stati contrari al salvataggio delle banche con soldi pubblici...e il bail-in è nato apposta per evitare ciò. 
Qual è la loro alternativa? Noi non lo abbiamo ancora capito.

Tempo fa usci sul blog una pseudo soluzione, che però era altamente ridicola e sbugiardata dal buon Phastidio, a cui rubiano il paragrafo conclusivo:

"Perché i grillini hanno questo, di accattivante: parlano di cose che non conoscono, ma lo fanno sempre in modo molto assertivo oltre ad avere un piano per tutto, quanto e meglio di quelli prodotti tra Pontassieve e Rignano. Di conseguenza sono pronti per governare questo paese, ed aiutarlo a percorrere l’ultimo tratto di strada. Quello verso la liquidazione."

@RebelEkonomist

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domenica 31 gennaio 2016

Mentana paragona Di Battista a Miss Italia (video)

Ha fatto notizia l'intervista di ieri a Di Battista da parte del buon Enrico Mentana in quel di Bersaglio Mobile.
Nei quasi 50 minuti, tutto ciò che si ricorderà delle domande e risposta fra grillino e conduttore  l'epica considerazione di Mentana al populismo di Di Battista

"Si lo so, però dirle così per titoli...sa dove si dicono queste cose? Le finaliste di Miss Italia dicono delle frase... cosa vorresti? La fame del mondo, batterla...la fine delele guerre".

GRANDE ENRICO!




(al min 39:40)

@RebelEkonomist

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domenica 31 maggio 2015

VADEMECUM ANTI GRILLINO: UTILE PER SBUGIARDARE I GRILLINI!

Non sappiamo chi sia l'autore dell'immagine, però ha fatto un buon lavoro, sbugiardando quelle che sono alcune credenze dei grillini che di solito vengono postate a più riprese nei loro profili, sotto i commenti, nei messaggi privati, nei gruppi etc etc (praticamente ovunque) quando si discute (o, almeno, ci si prova) con loro.


Noi ricordiamo comunque che anche tutto questo blog è utile a smascherare le varie bufale e ricordare tutte le assurdità dette da Grillo e dai parlamentari a 5 stelle.

Vi invitiamo quindi a tenerlo sott'occhio ed ad usarlo quando discutere con un elettore del M5S.

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mercoledì 7 gennaio 2015

Di Battista vince il premio "Balla dell'anno" per le dichiarazioni su Boko Haram ed Ebola

Alessandro di Battista, dopo aver vinto il nostro prestigiosissimo premio di "Assurdità dell'Anno" per le sue dichiarazioni sull'ISIS, mette in bacheca un altro (meno prestigioso, sia chiaro) premio della stessa categoria.

Annunciamo la vittoria per il bel Alessandro del premio "Whopper of the Year" o meglio, "Balla dell'Anno", grazie alle sue dichiarazioni su Boko Haram ed Ebola.

Come si legge infatti su africacheck.com 

"An Italian politician claimed last year that Boko Haram controlled 60% of Nigerian territory and that “the remaining part [of the country] is Ebola”. Readers of Pagella Politica, Italy’s largest fact-checking website, voted the claim the “Whopper of 2014”.

Cosa disse Dibba? E perchè fu una balla colossale? Lo spiega proprio Pagella Politica (da cui Africa Check riprende l'articolo, traducendolo in inglese...perchè è giusto che nel Mondo sappiano chi abbiamo eletto e chi siano "i nuovi"):

"Alessandro Di Battista è vice presidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei deputati e alla manifestazione "Italia5Stelle", tenutasi lo scorso weekend al Circo Massimo, ha dedicato il suo intervento alla politica estera. In particolare, parlando della Nigeria, Di Battista ha affermato che il 60% del territorio è in mano a Boko Haram, e il resto è afflitto dall'ebola. Questo dato, un po' bizzarro, sarà balzato subito all'occhio a chi si interessa di politica internazionale. Se fosse vero, considerando che il gigante africano si estende per oltre 920 mila chilometri quadrati, il gruppo jihadista controllerebbe un territorio grande quasi il doppio dell'Italia.
Breve storia di Boko Haram

Secondo quanto riportato dal prestigioso think tank Council on Foreign Relations, Boko Haram viene creato nel 2002 dall'imam Mohammed Yusuf nello stato nigeriano del Borno, collocato nell'angolo nord-orientale del Paese. Il gruppo, di ispirazione salafita, si chiama formalmente Jama'atu Ahlis Sunna Lidda'awati Wal-Jihad, ovvero "popolo dedicato alla diffusione degli insegnamenti del Profeta e della Jihad", meglio conosciuto come Boko Haram, che si traduce grosso modo in "l'educazione occidentale è peccato". Boko Haram ha visto una sempre maggiore radicalizzazione, dedicandosi alla lotta violenta allo Stato centrale a partire dal 2009. Gli analisti ritengono che da allora ci sia stato un crescente legame con altri gruppi qaedisti. Il gruppo, secondo gli esperti di Council of Foreign Relations, si sarebbe diviso in almeno 5 fazioni dopo l'uccisione del leader Yusuf da parte dell'esercito nigeriano. Tuttavia questo evento non ha ridotto la sua pericolosità: Boko Haram ha condotto numerosi attentati, ha ucciso circa 5.000 persone e portato alla fuga altre 300 mila. Secondo l'Economist (da cui è tratta la cartina a destra) il gruppo starebbe modificando le sue tattiche focalizzandosi non solo su azioni terroristiche ma anche sul controllo del territorio in cui opera, sulla falsariga di quanto sta facendo IS in Siria e Iraq.

Presenza sul territorio

E' lo stesso Economist a indicare le vere dimensioni del "fenomeno Boko Haram". I jihadisti avrebbero conquistato a inizio settembre la seconda città dello Stato del Borno, Bama, minacciando così la capitale dello stesso Stato, Maiduguri. Ma il gruppo controllerebbe direttamente "appena" 25 insediamenti urbani nel nord-est (grafico a destra, tratto dal Council on Foreign Relations).
Volendo allargare lo sguardo alle regioni che sono minacciate dai jihadisti, dal Congressional Research Service apprendiamo che il governo nigeriano ha decretato lo stato d'emergenza nei
tre Stati di Borno, Yobe e Adamawa. Nonostante ciò, secondo il Nigeria Security Network, le attività del gruppo sembrano comunque ancora in parte concentrate nello Stato di origine (Borno appunto), di cui comunque non coprono neanche l'intero territorio, come si può vedere nella mappa in basso, tratta dal Washington Post.
Non si vuole certo sminuire il raggio d'azione di Boko Haram, che sta effettivamente conquistando parti di territorio nigeriano ed ha compiuto attacchi terroristici nella capitale Abuja. E' inoltre il caso di ricordare che ha compiuto crimini che hanno avuto una eco internazionale come il rapimento delle 300 studentesse che ha provocato la campagna "BringBackOurGirls". Tuttavia bisogna distinguere l'ambito d'operazione dall controllo effettivo del territorio.

L'Ebola in Nigeria
Oltre a Boko Haram, Di Battista solleva lo spettro Ebola. Anche qui, l'esagerazione sembra aver preso il sopravvento sulla realtà dei fatti. Secondo il Centre for Disease Control and Prevention ci sono stati "alcuni" casi nella capitale commerciale Lagos e Port Harcourt. Ma nell'aggiornamento del 7 ottobre lo stesso Cdc informa che il livello d'allerta per il Paese è stato abbassato da 2 a 1 dal momento che tutti i casi segnalati sono finiti nel decesso del paziente o nel suo recupero. I casi attualmente sarebbero stati 20, di cui 8 decessi.
Questa settimana anche l'
Organizzazione Mondiale della Sanità si è espressa in maniera cautamente ottimista, indicando che qualora non si registrassero nuovi casi entro il 20 ottobre, dichiarerà ufficialmente contenuto il focolaio dell'Ebola in Nigeria visto che saranno passati 42 giorni dall'ultimo caso segnalato.*
E se vai su Wikipedia?
Di Battista indica la sua fonte in Wikipedia (sorvoliamo sulla opportunità, di fronte a questione serie come queste, di consultare fonti decisamente più attendibili) e per amore di fact-checking verifichiamo anche quella. Alla voce "Nigeria" di Wikipedia in italiano "Boko Haram" non figura nemmeno, né si trova riferimento a quanto detto da Di Battista nella versione inglese del sito.
Il verdetto
Non può essere che negativo. Di Battista presenta come ovvia e definita un'espansione territoriale di Boko Haram che è lungi dall'esserla. Il gruppo jihadista sta sì ampliando la sua influenza, ma non ha il controllo completo di nessuno Stato nigeriano, figuriamoci il 60% del Paese. L'Ebola, seppur presente, non è assolutamente così diffusa come pericolosamente va dicendo il deputato M5S. Moltissimo da correggere in questa affermazione: "Panzana pazzesca".
P.S.: per ulteriori informazioni su Boko Haram consigliamo questo rapporto dell'International Crisis Group e questo Research Paper di Chatham House.
___
* Il 20 ottobre, successivamente alla pubblicazione di questa analisi, l'OMS ha dichiarato il Paese "Ebola-free"





@RebelEkonomist


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giovedì 1 gennaio 2015

L'assurdità dell'anno di Grillo e M5S

Il 2014 è finito. Un anno difficile per il Paese (ancora in piena crisi), per i partiti italiani (i quali stanno vedendosi diminuire i votanti a scapito degli indifferenti e di chi invece si rifiuta proprio di votare) e per Grillo e M5S tutto, in quanto loro quest'anno avrebbero dovuto raccogliere i frutti del loro lavoro sia in Parlamento, sia anche nelle varie città e regioni in cui governano o sono in maggioranza. In realtà, non avendo praticamente piantato alberi, le ceste di frutta sono vuote o quasi.

Ecco che quindi si è passati a fare dichiarazioni di tutti i tipi, anche estreme, per raccattare quei voti che di fatto si stanno perdendo.

Sulla fanpage abbiamo lanciato un mini sondaggio su quale fosse l'assurdità dell'anno detta da Grillo e/o il M5S e dobbiamo ammettere che le risposte ci sono sembrate tutte molto valide: dal "vinciamo noi" ai classici "uno vale uno", "fuori dall'euro" etc etc.

Con una in particolare però ci siamo ritrovati e ci sentiamo di condividere (anche se era quella che avevamo già in mente di scrivere).

Per noi la proposta di Di Battista di dialogare con l'ISIS e la successiva virata con le scuse "Ma io pensavo ad Hamas" merita il titolo di ASSURDITA' DELL'ANNO 2014.

Per approfondire consigliamo questo e quest'altro post.

Se questo sarà il candidato premier del secondo partito d'Italia (terzo, se si include quello dei non votanti) o futuro Ministro degli Esteri...signori, c'è da piangere e pregare tutti gli Dei adorati nella lunga storia dell'umanità.


Complimenti a Di Battista e al M5S tutto


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lunedì 18 agosto 2014

Tutte le balle di Di Battista su Iraq, Iran, Isis e Medio Oriente

Continua l'onda di commenti (negativi per la maggiore) a riguardo del post di Alessandro Di Battista comparso sul blog di Beppe Grillo, nel quale parlava della situazione in Iraq, dei terroristi di Isis, dei suoi parere e della proposta di intavolare una trattativa con i rappresentati/capi (chiamateli come volete) proprio dei terroristi islamici.
Noi abbiamo già parlato di ciò, esprimendo il nostro parere che potrete trovare a questo indirizzo.

Oggi vogliamo però proporvi un'analisi comparsa su "Il Post" a firma di Davide De Luca, il quale riesce molto in sintesi a descrivere la storia dei fatti che Di Battista ha analizzato molto superficialmente nel suo post, dimostrando una preoccupante impreparazione sul tema (si tratta sempre del  vicepresidente della Commissione Affari Esteri).


Sabato 16 agosto il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista ha scritto un lungo articolo sulla crisi irachena che ha attirato molta attenzione perché contiene una sorta di implicito riconoscimento delle milizie dello Stato Islamico come legittimo «interlocutore» per risolvere l’attuale situazione nel paese. Secondo Di Battista lo Stato Islamico andrebbe consultato per trovare «nuove e coraggiose soluzioni». Secondo Di Battista, l’Italia e l’Unione Europea dovrebbero promuovere una sorta di conferenza di pace per il Medio Oriente coinvolgendo, oltre lo Stato Islamico, la Lega Araba, la Russia, l’Iran e l’ALBE (un’organizzazione di cooperazione economica centro e sudamericana promossa da Venezuela e Cuba).
Si tratta di una soluzione impraticabile e non solo a causa dei crimini e dell’intransigenza religiosa e fanatica dello Stato Islamico. L’Iran, un regime sciita, è uno dei principali nemici dello Stato Islamico in tutta la regione. Anche la maggior parte dei regimi che fanno parte della Lega Araba vedono i miliziani dell’IS come una grave minaccia alla loro sicurezza e non certo come un partner legittimo con cui intavolare trattative. La Russia ha fino ad oggi appoggiato in maniera sostanziosa il regime siriano, un altro nemico dello Stato Islamico. Infine non è davvero chiaro quali interessi potrebbero avere a risolvere la situazione del Medio Oriente stati come Cuba, Venezuela o Bolivia. Per questi motivi non credo che la proposta di Di Battista meriti di essere commentata – anche se, da un punto di vista politico, è interessante notare come un esponente di un partito che ha condannato la cosiddetta “trattativa stato-mafia”, che ha escluso ogni possibilità di intesa con i “corrotti” dell’attuale classe politica e che critica il PD per gli accordi che ha fatto con Forza Italia, non provi nessun imbarazzo davanti all’idea di trattare con un movimento che, in quanto ad efferatezza, è certamente superiore alla classe politica italiana, a Silvio Berlusconi e probabilmente persino a Cosa Nostra.
Personalmente trovo più interessante l’apparato argomentativo che Di Battista ha schierato a supporto della sua tesi. Nel pezzo, piuttosto lungo, Di Battista cavalca di corsa attraverso un secolo di storia del Medio Oriente per dimostrare i presupposti della sua tesi. L’argomento è vasto e tra i più controversi, complicati e pieni di insidie che storici e analisti di professione possono trovarsi davanti. Su alcuni di questi trabocchetti, Di Battista passa con una certa leggerezza: leggendo il suo articolo si ha quasi l’impressione che la storia del Medio Oriente sia una faccenda semplice, dove una linea ben precisa separa i buoni dai cattivi. Ad esempio, Di Battista racconta così l’ascesa al potere di Saddam Hussein, il dittatore dell’Iraq, nel luglio del 1979:

Saddam, con l’enorme denaro ricavato dalla vendita di petrolio, cambiò radicalmente il Paese. Sostituì la legge coranica con dei codici di stampo occidentale, portò la corrente fino ai villaggi più poveri, fece approvare leggi che garantivano maggiori diritti alle donne. L’istruzione e la salute divennero gratuite per tutti. In quegli anni di profonda instabilità regionale il regime di Saddam divenne un esempio di ordine e sicurezza.
Si tratta di una ricostruzione piuttosto imprecisa. L’Iraq era già un paese piuttosto “laico” molto prima dell’ascesa di Saddam: almeno dal 1958, quando un colpo di stato di ufficiali dell’esercito depose il re, e ancora di più a partire dal 1963, quando prese il potere il partito Baath, di ispirazione socialista. Saddam governò poco più di un anno prima di far sprofondare il suo paese nella guerra più lunga e sanguinosa della sua storia, il conflitto con l’Iran, scoppiato nel settembre del 1980 e durato fino al 1988. Saddam non ebbe il tempo di portare “la corrente fino ai villaggi più poveri”, perché condusse il paese in una guerra che avrebbe devastato l’economia del paese e portato alla morte di circa un milione di persone: difficilmente si può dire che Saddam portò “ordine e sicurezza”.
Di Battista a questo punto fa un po’ di confusione con le date e con alcuni particolari. Nella sua ricostruzione, dopo lo scoppio della guerra con l’Iran, l’Iraq ricevette dagli Stati Uniti grandi quantità di “gas cianuro” che utilizzò contro i civili curdi nel nord dell’Iraq e contro l’esercito iraniano. Nel contempo, scrive, gli vennero vendute da alcune “multinazionali” moltissime armi convenzionali. Le stesse multinazionali vendettero altre armi all’Iran, con lo scopo di creare una guerra senza fine tra i due paesi e poter lucrare sul conflitto. Quando le armi chimiche vennero utilizzate contro i curdi, gli Stati Uniti non si indignarono, ma anzi, un inviato del presidente Raegan, Donald Rumsfeld (si, quel Donald Rumsfeld) si recò a Baghdad e strinse la mano a Saddam.
Mettiamo un po’ d’ordine. La stretta di mano Saddam-Rumsfeld è del 1983, cioè circa quattro anni prima delle stragi di curdi con armi chimiche. All’epoca Saddam era già considerato un dittatore violento e pericoloso, anche se doveva ancora commettere le sue peggiori efferatezze. La visita di Rumsfeld probabilmente fu molto inopportuna, ma non avvenne dopo le notizie delle stragi con armi chimiche. Anzi: queste stragi portarono a una serie di critiche molto dure nei confronti dell’Iraq da parte dell’amministrazione americana. Sfortunatamente alle critiche seguirono poche azioni concrete.
Per quanto riguarda il commercio di armi, l’Iraq ricevette armi da molti paesi occidentali e del blocco comunista. Si calcola che circa il 90 per cento delle armi ricevute dall’Iraq nel corso della guerra siano state fornite da Francia, Russia e Cina. In quel periodo gli Stati Uniti non fornirono armi all’Iraq, anche se facilitarono le cose agli altri esportatori eliminando alcune sanzioni che avevano colpito il paese. Altrettanto, gli Stati Uniti non vendettero “gas cianuro” all’Iraq, anche perché il “gas cianuro” non esiste (esiste l’acido cianidrico, o prussico, che è stato usato come arma chimica durante la Prima guerra mondiale, ma senza molto successo). L’Iraq produsse “in casa” grandi quantità di gas vescicante e di agenti nervini. Per produrre queste armi spese diverse centinaia di milioni di dollari dell’epoca per importare equipaggiamenti, laboratori e precursori (i componenti chimici più o meno innocui che possono essere utilizzati per creare armi chimiche). Anche in questo caso, i principali fornitori furono europei (Francia e Germania). In ogni caso: nessuno vendette armi chimiche all’Iraq, ma soltanto componenti che potevano essere utilizzati anche per creare armi chimiche.
È vero che mentre alcuni paesi occidentali e molti paesi comunisti vendevano armi all’Iraq, gli Stati Uniti vendettero armi agli iraniani. Si tratta di uno degli episodi più oscuri della storia recente americana, noto come “scandalo Iran-Contras”. In sostanza, gli Stati Uniti vendettero all’Iran – tramite una serie di intermediari – alcune armi in cambio di denaro, ma anche in cambio della liberazione di alcuni ostaggi prigionieri del movimento Hezbollah in Libano (un gruppo fortemente appoggiato dall’Iran). Alcuni dei proventi di questo traffico vennero segretamente utilizzati per finanziare un movimento di guerriglia anticomunista in Nicaragua (lo scambio riguardò sostanzialmente alcune migliaia di missili anticarro TOW). È interessante sottolineare che le cifre dello scandalo Iran-Contras erano nell’ordine di alcune decine di milioni di dollari. Le vendite di armi all’Iraq, d’altro canto, si aggiravano intorno a diversi miliardi di dollari. In ogni caso lo scandalo fu un episodio molto spiacevole della presidenza Reagan e causò una reazione durissima da parte della stampa. Si trattò di una storia molto complicata, che riguardò principalmente la politica internazionale e i servizi segreti e che è molto lontana dalla descrizione un po’ semplicistica che ne da Di Battista:
Le multinazionali della morte appena finito di parlare con Saddam alzavano la cornetta e chiamavano Teheran: «Ho appena venduto all’Iraq 200 carri armati ma a te ti do a un prezzo stracciato questa batteria anticarro».
Curiosamente, le uniche “multinazionali” che fecero effettivamente il “doppio gioco” di cui parla di Battista non furono le grandi industrie americane od europee, ma i regimi comunisti, che vendevano armi all’Iraq e, tramite la Corea del Nord, facevano arrivare armi anche all’Iran. Anche la Cina vendette armi ad entrambi i contendenti.
Parlando di un’altra guerra, l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990, Di Battista sembra implicitamente suggerire che Saddam avesse ragione ad invadere il piccolo paese del Golfo e che l’unico problema di tutta la faccenda fosse che l’invasione era: «Una cosa inaccettabile per chi da anni lavora per il controllo mondiale del petrolio». In altre parole, secondo Di Battista, la guerra di liberazione del Kuwait venne compiuta solo per permettere agli Stati Uniti di impossessarsi del petrolio kuwaitiano.
Anche qui bisogna mettere un po’ d’ordine: l’occupazione del Kuwait da parte dell’Iraq fu una vera e propria invasione di un paese indipendente da parte di una potenza ostile. L’attacco iracheno costrinse alla fuga dal paese quasi mezzo milione di kuwaitiani e portò alla morte o alla sparizione di quasi duemila civili. La guerra contro l’Iraq per liberare il Kuwait venne regolarmente autorizzata dall’ONU e alla coalizione che invase il paese parteciparono ben 34 paesi diversi. Secondo Di Battista questa operazione portò alla morte di 30 mila bambini a causa dei bombardamenti americani. Trentamila, in realtà, è la stima più elevata delle perdite subite dall’esercito iracheno (altre stime parlano di circa 20 mila). Si calcola che i civili uccisi nell’operazione siano stati circa 3 mila e seicento. Inoltre, sia prima che dopo la guerra, il petrolio del Kuwait rimase saldamente nelle mani del governo kuwaitiano che lo estrae, distribuisce e vende tramite la Kuwait Petroleum Corporation, di proprietà pubblica (le sue stazioni di servizio hanno il marchio Q8).
 

hbh@RebelEkonomist

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